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venerdì 19 novembre 2010

La soffitta delle candelE


La strada brillava di pioggia. Era ormai buio. Il traffico era intenso, i tergicristalli pulivano freneticamente il vetro della sua macchina.
Lei era Sola, infreddolita ed umida, chiusa nell’abitacolo della sua macchina, la radio passava le note di una vecchia canzone d’amore. Fu lì, in quel momento che lei decise di andare da lui.
“ok, passo da te, ma solo 2 secondi…” fu la sua risposta.
Ad ogni minuto che passava, la distanza tra di loro diminuiva.
Era arrivata. Scese dalla sua macchina, si mise il cappuccio in testa per ripararsi dalla pioggia ed iniziò a camminare. La sensazione di ansia nel rivederlo dopo tanto tempo, mista ad emozione si impossessava sempre di più di lei ad ogni passo.. sentiva un nodo in gola. Quando arrivò al suo cancello sbagliò anche a suonare campanello, tanto forte era la sua emozione. Si corresse, suonò.. questa volta era quello giusto! Allora la corrente c’era! Lui le rispose, le disse “ti vedo anche, spostati un po’!” e lei con le sue solite maniere dolci le disse “ si dai cazzo, fammi entrare”!!!.
A volte l’emozione fa apparire le persone quello che non sono.
Salì le scale, in uno stato di semi incoscienza.. ormai quel nodo in gola.. si era impossessato  di tutto il corpo.
Il cappuccio le copriva il volto ed anche la sciarpa faceva la sua parte.
Di lei, si vedevano quasi solo gli occhi..
Giunta al secondo piano lo vide. Lui la aspettava nel pianerottolo. La porta di casa era chiusa. I loro occhi si incontrarono, gli sguardi si agganciarono e all’improvviso tutto il resto non contava.. tutto il resto era nulla.
Un intenso abbraccio li tenne stretti per qualche momento.
Lei gli chiese di mostrarle la casa.
Lui aveva da poco affittato quella mansarda per andare a vivere vicino a lei. Lui era solo, si sentiva solo. L’ansia del dover affrontare un trasloco, del dover cambiare vita e affrontare tutto questo da solo.. di certo rendeva le cose meno semplici anche se non lo dava a vedere. Aveva fatto tutto questo per lei. Ma lei lo rifiutava. Ogni volta che lui si avvicinava a lei.. lei lo respingeva. I motivi di questo comportamento erano sconosciuti anche per lei. Non erano servite le notti a pensare, a meditare, non erano serviti i consigli. Lei era una cazzutissima testa dura. Talvolta nemmeno lei riusciva a comprendere quello che le passava per la testa. Una cosa era certa: cuore e mente viaggiavano su binari completamente diversi. Chissà se un giorno questi binari…..
Lui le aprì la porta. Quello che lei vide in quel momento la rese incredula.
Talmente incredula che farneticò qualcosa come “oddio.. mi sembra una messa nera”.. in realtà lui aveva fatto tutto questo per lei, aveva acceso candele in tutta la casa, la casa era illuminata di sole candele.. e lei questo lo sapeva e lo apprezzava… era sconcertata. Era poco abituata a gesti romantici, mai nessun uomo aveva acceso una candela quando era con lei.. e addirittura lui.. aveva tappezzato un intera casa di candele. Solo per mostrarla a lei.. ma una torcia non sarebbe stata la stessa cosa. Le candele parlavano da sole.
La chimica tra loro rendeva facili o complicate le cose a seconda dei casi.
Loro non potevano trovarsi soli in una stessa stanza senza evitare di baciarsi o abbracciarsi. La natura lo vietava!
Fu così che lunghi baci si susseguirono. Inizialmente lei… sentendosi  in colpa verso di lui nonché costantemente in crisi con se stessa indietreggiava. Lui non poteva fare a meno di lei. Cedette alla passione, alle sue braccia ed al loro amore.
Lui la desiderava. Avrebbe voluto passare la serata ad accarezzare le sue gambe, avvolte in quegli strambi pantaloni, avrebbe voluto tenerla stretta a se. Non l’avrebbe mai più fatta  andare via. Avrebbe voluto tutto.
Era tardi.
Lei si rimise il cappuccio. Si voltò, scese le scale e senza girarsi se ne andò.
Lui da lontano le sussurrò  “ti amo”.


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